| Una
mostra per riscoprire le origini dell’Oratorio
«State fermi … se potete!»: è questa indubbiamente
l’espressione più nota di San Filippo Neri (1515-1595),
il grande educatore del Cinquecento, che dedicò la sua esistenza
a quelli che oggi chiamiamo bambini di strada. La sua figura è più che
mai attuale in un tempo in cui l’educazione è diventata
di nuovo un’emergenza per tutti. Per questo il Centro culturale “Augusto
Del Noce” di Pordenone ha deciso di proporre alla parrocchia di
San Giorgio di Porcia una mostra sulla figura del Santo, nell’ambito
dei festeggiamenti dell’Assunta, dal 18 luglio al 16 agosto 2007,
e in coincidenza con l’avvio delle attività del nuovo oratorio.
Si tratta di una mostra presentata al Meeting per l’amicizia tra
i popoli di Rimini, nel 1995, costituita da 52 pannelli che mettono
in risalto il carisma educativo di San Filippo Neri, che si è concretizzato
nella storia attraverso la vita e le opere di molti altri grandi uomini
di fede, suoi discepoli: la Congregazione dell’oratorio. L’idea
della mostra emerge dalla scoperta di come, oltre ogni agiografica esagerazione,
la sua vita esprima una genialità che consiste nella lucida riproposizione
dell’Ideale della vita cristiana, assunto personalmente nella
forma del sacerdozio ministeriale e provocatoriamente proposto come
devozione al mondo laico del suo tempo.
La documentazione storica sul personaggio, carica di aspetti
aneddotici, non deve sviare dal mettere in luce l’obiettivo del
lavoro svolto da San Filippo, che si concretizza nel metodo dell’Oratorio
filippino. Tale metodo non è frutto di un ragionamento, ma deriva
dal dipanarsi dell’esistenza, della vita vissuta con gusto e significato
nella fede. «Contro l’ozio padre del vizio» viene
proposta l’ascesi, o meglio il lavoro dello spirito.
Tutto incomincia per il Santo con un incontro, nel confessionale,
ovvero dove si va ad esprimere un desiderio sincero di bene
per la propria vita e dove si può incontrare un uomo innamorato di Cristo.
Ma dopo la confessione San Filippo invita i propri penitenti, divenuti
amici, a reincontrarsi per leggere, pregare, aiutarsi ad approfondire
la fede e a testimoniarla nel mondo. L’Oratorio pertanto è un
luogo di educazione proposto innanzitutto a degli adulti, i quali insieme
diventano capaci di condividere la vita con i più giovani. Leggiamo
così nelle cronache che San Filippo dava spesso «trattenimenti
a giovani diversi, per infervorarli nell’amore de Dio e voleva
che tutti di casa havessero patientia dell’imperfettioni de giovani,
dandole occasioni di giochi di palla, di piastrella, di ruzzola, acciò la
gioventù si trattenesse. E lui dava audienza, in ogni tempo del
giorno, dando sodisfatione ad ogniuno, e niuno se ne partiva da lui
sconsolato».
La mostra ricostruisce naturalmente anche il percorso esistenziale
di San Filippo Neri, dentro il suo ambiente, con l’occhio fisso
alla traccia che egli ha lasciato in chi ha incontrato. Quindi, a partire
dalla descrizione della esperienza personale (mistica) del Neri, come
uomo di fede, si rende ragione del suo carisma, per impararne gli elementi
portanti quale percorso educativo.
È utile infine ricordare che una chiesa dedicata a San Filippo Neri,
con annesso oratorio, esisteva anche a Pordenone, in Contrada Maggiore: di
essa rimane solo un’architrave in pietra, tutt’ora visibile sotto
i portici di Corso Vittorio Emanuele, in cui sta scritto: «Anchora spero
di meglio». È un invito a non abbandonare mai la responsabilità educativa
che ognuno di noi ha nei confronti del prossimo e soprattutto dei più giovani.
Centro
culturale “Augusto Del Noce"
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