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Convegno “50 anni di presenza degli esuli giuliano-dalmati nella Destra Tagliamento”.
Contributi per una ricostruzione storica

esodo dall'istriaNel Convegno 50 anni di presenza degli esuli giuliani e dalmati nella Destra Tagliamento. Contributi per una ricostruzione storica, organizzato nella Sala Consiliare della Provincia di Pordenone, dal Centro culturale “Augusto Del  Noce” è stato ricordato il sessantesimo anniversario dell’applicazione del trattato di Pace di Parigi, in seguito al quale gran parte degli istriani hanno perso ogni speranza di rimanere nello Stato italiano. I relatori, Guido Porro, Guido Rumici e Silvano Varin, hanno messo in evidenza rispettivamente l’opera compiuta dagli esuli nella Destra Tagliamento, la situazione degli italiani rimasti in Istria e le prospettive che si aprono grazie al processo di unione europea.
Durante il saluto rivolto all’assemblea, il Presidente della Provincia Elio De Anna, ha sottolineato “l’importanza del modello di integrazione offerto dagli istriani, che hanno saputo inserirsi nelle realtà locali, portando un contributo di cultura e di laboriosità, anche se certamente favoriti in ciò dalla comunanza religiosa e culturale con il popolo friulano”.
Guido Porro ha ricordato, nel suo appassionato intervento, la feroce persecuzione religiosa subita dalla gente istriana, recentemente denunciata dal primate della Chiesa cattolica croata; mentre Guido Rumici ha messo in evidenza “l’importanza di narrare, oltre alle vicende diplomatiche e politiche di quegli anni, soprattutto il vissuto delle persone”, come del resto ha fatto, durante l’incontro un esule, Francesco Tromba, ora residente a San Michele al Tagliamento, il quale ha raccontato in modo toccante il dramma dell’arresto e dell’infoibamento di suo padre da parte  dei partigiani comunisti del maresciallo Tito. Infine Silvano Varin, a nome dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che ha collaborato fattivamente all’iniziativa, ha auspicato che “nel processo di unificazione europea trovi spazio l’identità istriana, che non è mai stata un fatto nazionalistico, bensì la capacità di convivenza tra lingue e culture diverse”.