Sulla Casa Sacchiense 3

CASA SACCHIENSE 3

Il 23 ottobre 1556, Baldassarre Sacchiense, fratello minore del pittore Giovanni Antonio, vende la propria casa al prezzo di duecento ducati a Gualterio Amalteo, notaio di Pordenone, con l’nere solito per il Castello da pagarsi il giorno di Sant’Agnese. È l’ultimo pezzo di Casa Sacchiense ad essere ceduto, a 17 anni dalla morte del Pordenone. La confinazione della casa non lascia dubbi che si tratti di parte dell’edificio acquistato pezzo per pezzo prima dal padre Angelo, magister murarius, ovvero imprenditore edile, e poi dal figlio Giovanni Antonio, a partire dagli inizi del Cinquecento; infatti si tratta di “unam eius (di Baldassarre) domum muratam, soleratam et cuppis coopertam, sitam in Portunaonis ad pontem inferiorem, cuius hi sunt confines: ab oriente androna consortiva, a meridie domus magistri Francisci a Jana Cerdonis de Portunaonis, a sero strata publica et a montibus domus magistri Benvenuti et magistri Laurenti fratrum de Maronis Cerdonum de Portunaonis» (Archivio Stato Pordenone, Fondo Montereale-Mantica, 162.7.2). L’androna consortiva è la stradina che si incunea tra le case a sud del duomo di San Marco, a partire dalla Ruga degli Andadori, la strada che costeggia le mura cittadine, mentre la strada pubblica e la strada pubblica è l’attuale Via San Marco. La parte venduta da Baldassarre era stata acquistata dal padre Angelo dalla famiglia Tombazzi, poco prima del 1527 ed era stata lasciata in usufrutto alla moglie Maddalena. Quando ci fu la divisione tra i due fratelli, nel 1534, essa toccò appunto a Baldassarre. In quello stesso anno Giovanni Antonio doveva avere già venduto i suoi vani della Casa Sacchiense, a Daniele Jana Cerdone, che risultava allora confinante con Baldassarre e a pre Massimiliano Basileo, un sacerdote amico della famiglia da lunga data. Gli Jana Cerdone si insediarono dunque nella parte centrale dell’edificio, come documenta anche lo stemma di famiglia ritrovato da Giancarlo Magri nel recente restauro, mentre pre Massimiliano Basileo nella parte Sud, corrispondente alla porzione in cui si trova a fine Settecento lo Studiolo del Pordenone. Alla morte del Basileo, questa parte di abitazione, l’unica della città, allora addossata alle mura (“altana di travi coperta di coppi, larga m.13,20, con tre solai, presso la torre della Porta meridionale”, in un documento del 1689, pubblicato da Giorgio Zoccoletto nel 1996) risulta abitata Beltrame speciaro, il quale nel 1553 chiede al Comune di poter scaricare le acque delle sue lavorazioni lungo le mura urbane. Poi, a fine Seicento, tale parte di casa risulta di proprietà di pre Bernardino Jana, parroco di Villanova, il quale rivendica il diritto di appoggio alle mura nel momento in cui la Repubblica di Venezia sembra volere la demolizione degli appoggi abusivi effettuati da vari abitanti: nessuno si ricorda più che quell’appoggio risaliva a ben due secoli prima e che era stato voluto dal Capitano del castello, per controllare la Porta cittadina. Verso il 1515 era stato poi acquistato da Giovanni Antonio, come sua prima abitazione in città, dopo l’uscita da casa nel 1504, in seguito al suo primo matrimonio e al soggiorno a Spilimbergo. La famiglia Jana probabilmente si estinse proprio con pre Bernardino, ma nel frattempo un suo ramo doveva essersi trasferito ad Oderzo per poi dare vita alla nobile famiglia Lucheschi, dato che lo stemma è lo stesso.

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