Sulla Casa Sacchiense 2

CASA SACCHIENSE 2

Il 22 febbraio del 1520, il Pordenone stipulò un contratto di affitto riguardante alcuni suoi terreni situati presso Sacile: l’atto fu scritto «in camera superiore domus infrascripti emphiteote», dove l’enfiteute è il pittore stesso. Si trattava dunque di una una casa di due piani abitabili, dato che a quel tempo il piano terra era destinato alle attività artigianali o commerciali.

Nella primavera del 1520 Giovanni Antonio andò a Treviso, per dipingere la cappella Malchiostro e poi in agosto venne chiamato a Cremona dai camerari del duomo, che nel frattempo avevano avuto modo di vedere i dipinti di Mantova, dove il pittore era probabilmente già presente nell’agosto del 1519, dato che in un atto conservato nell’Archivio di Stato di Pordenone si dice che il 30 di quel mese egli era “absenti tamquam presenti”, ovvero assente ma come se fosse presente alla stesura di un atto.

Dove abitava Giovanni Antonio in quegli anni? Lo storico Gigi Corazzol, nel 1984, in un volume di studi promosso dalla Provincia in occasione della mostra sul Pordenone, ha scritto che nel 1526 Giovanni Antonio de’ Sacchis «si liberò dall’obbligo di pagare alla confraternita dell’immacolata concezione di Maria vergine tre lire all’anno a titolo di livello sulla casa nella quale abitava. Con 60 lire si garantì la piena proprietà dell’immobile. Di fatto non sborsò denari perché della confraternita era creditore. E se poco ci premono le lire 29 e soldi 18 derivanti da un prestito che aveva concesso nel 1521 al gastaldo della confraternita Gerolamo Rorario, più attentamente guarderemo alle residue trenta lire e due soldi, visto che gli vennero riconosciute: “ad computum palle depicte ipsi confraternitati per suprascriptum magistrum Jihannem Antonium”». Più avanti il Corazzol ricorda alcune compravendite da parte del Pordenone di alcuni campi a Prata e scrive: «La prima è del 26 marzo. Siamo in casa del pittore, nella contrada di Santa Maria». In realtà nel documento, di difficile lettura, conservato sempre nell’Archivio di Stato di Pordenone, si dice solo che l’atto fu stipulato nella casa del pittore: Actum in Portunaonis (ripetuto due volte), in domo infrascripti magistri.

Dal 1984 si è continuato a ripetere che il Pordenone abitava in contrada Santa Maria, ove era ubicata la casa della confraternita. Anche nella recente mostra sul Rinascimento di Pordenone lo si è ripetuto, sia nella mostra documentaria al Museo Civico d’Arte, sia nel catalogo. Che l’errore sia stato fatto nel 1984 si può in parte capire, perché non era stato ancora scoperto il fregio dello Studiolo, anche se si sarebbe dovuto riflettere sul fatto che la casa dell’Immacolata era una costruzione modesta, visto il prezzo, corrispondente a circa 10 ducati, un po’ poco per un pittore che nella terza decade del Cinquecento era ormai affermato e facoltoso. Ma che l’errore sia stato ripetuto oggi, dopo che Giulio Cesare Testa, già nel 1994 ha ampiamente dimostrato che la Casa Sacchiense era al Ponte di Sotto, francamente non è molto comprensibile.

Un’analisi attenta del documento riguardante la francazione della casa dell’Immacolata fa capire poi che si trattò di un acquisto derivato dal fatto che il Pordenone aveva prestato dei soldi alla confraternita la quale aveva impegnato la casa come garanzia. Il Pordenone aveva colto l’occasione di un ennesimo investimento immobiliare e si era impegnato ad affrancarla, salvo poi non sborsare nulla visto il credito vantato per la pittura della pala per la confraternita. Il tutto poi era iniziato nel 1521, quando il Pordenone aveva già un’abitazione, che evidentemente era quella del Ponte si Sotto, come nell’atto già ricordato del 1520: «in camera superiore domus infrascripti emphiteote».

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