Speranza senza confini. Convegno “Nuove fragilità scolastiche ed esperienze di aiuto nello studio: un confronto a più voci”

Nuove fragilità scolastiche ed esperienze di aiuto nello studio: un confronto a più voci

Sabato 28 marzo 2026

Ore 16.00-18.00

Sala Teresina Degan, Biblioteca civica di Pordenone

Intervengono:

Mauro Dalla Torre, direttore dell’Ufficio scuola della Diocesi di Concordia-Pordenone

Cristina Gallo, psicoterapeuta, direttrice del Consultorio Familiare Noncello Odv

Federica Vio, già responsabile dei Progetti sociali dell’Associazione Giovanni Paolo II di Porcia

Stefania Maggio, presidente Associazione Calzini Spaiati

Anna Berini, responsabile di Studioinsieme

Paolo Bidinost, moderatore

Organizzazione: Centro culturale Augusto del Noce, Pordenone

“Nuove fragilità scolastiche ed esperienze di aiuto nello studio” è un incontro a più voci in cui si vogliono mettere a fuoco le criticità della scuola di oggi rispetto alle sfide che le nuove generazioni pongono alla società. L’offerta formativa delle scuole è infatti tendenzialmente standard nei confronti di una popolazione scolastica sempre più eterogenea, sia per gli intensi flussi migratori, sia per la fragilità della famiglia, sia per le tante problematiche legate a nuove difficoltà cognitive.

È pertanto necessario che gli educatori ripensino il proprio compito per rendere possibile una reale inclusione dei soggetti più deboli senza precludere quelli più dotati. Significativamente, negli ultimi anni sono sorte numerose esperienze di aiuto allo studio, in attuazione del dettato costituzionale che assegna ai genitori il diritto-dovere di mantenere, istruire ed educare i figli.

Mettere intorno allo stesso tavolo persone con esperienze diverse, di gestione scolastica, di supporto psicologico e di soccorso scolastico ci sembra sia il modo migliore per iniziare a riflettere sulla scuola che vogliamo costruire con i nostri giovani. Il convegno è organizzato con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e del Comune di Pordenone.

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Ragione e speranza della Modernità: Augusto Del Noce e Pier Paolo Pasolini

Sabato 22 novembre 2025

Palazzo Montereale Mantica, Corso Vittorio Emanuele II, Pordenone

Ore 16.30-19.00

Il convegno “Ragione e speranza della modernità: Augusto Del Noce e Pier Paolo Pasolini”, promosso dal Centro culturale
Augusto Del Noce, nell’ambito del progetto “Speranza senza confini”, intende verificare i possibili sbocchi positivi della modernità segnalati da Augusto Del Noce e la proposta di un metodo per ben condurre la ragione dell’uomo moderno contenuta nell’opera di Pier Paolo Pasolini. Entrambi non si sono fissati in una sterile critica ideologica della modernità, ma hanno percorso i sentieri inconclusi e interrotti di questa, proponendo un uomo modernus, laico, ossia, aperto a qualsiasi partnerschip giudicata come affidabile e con-veniente. Riprendere la loro lezione può essere motivo di speranza per la ragione di tutti, perché, come ha detto Paolo VI, «il mondo moderno soffre per mancanza di pensiero».

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Storie di medicina e solidarietà

Il Centro culturale Augusto Del Noce organizza un incontro sul tema “Storie di medicina e solidarietà”, che si svolgerà sabato 6 dicembre 2025, alle ore 17.00, nella Sala conferenze del Centro Pastorale Giovanni Paolo II di Porcia. Interverrà il medico-chirurgo Alberto Reggiori, che dopo aver lavorato per undici anni in Uganda, in un progetto socio-sanitario di AVSI (Associazione Volontari per il Servizio Internazionale), ha maturato una lunga esperienza di interventi sanitari in situazioni di emergenza e crisi umanitarie in Ruanda, Sud Sudan, Albania, Siria, Ciad, Iraq, Haiti, collaborando anche con Fondazione Ambrosoli, Fondazione Rava e Comboniani. Recentemente ha partecipato ad una missione sulla nave Vulcano della Marina Militare italiana, appoggiata alle coste di Gaza per soccorrere e curare feriti e portare in Italia sessanta bambini palestinesi gravi. Ho scritto diversi libri che documentano la sua esperienza di medico in Italia e all’estero, tra cui Dottore è finito di Diesel (204), La ragazza che guardava il cielo (2011), Fatti vivo (2025) e Sic transit (2023).L’incontro, sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, è organizzato in collaborazione con AVSI, che promuove la campagna “La pace è una via umile”, Tende di Natale a Gaza, Cisgiordania, Ucraina, Siria, Libano.

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Manuale per conservatori seri, CartaCanta, Forli-Firenze 2024

presentazione: venerdì 14 marzo 2025, ore 20.30

sala Teresina Degan

Biblioteca Civica di Pordenone

Interviene l’autore Rodolfo Casadei, giornalista di “Tempi”,

in dialogo con Roberto Castenetto

DEL NOCE – Rodolfo Casadei – Cartolina 10×15 cm (1)

Temi trattati:

La mistificazione del “privilegio bianco”/ Il cristianesimo non c’entra nulla con il socialismo/ Maschile e femminile nella lingua/ Il materialismo economicista in materia di aborto ha colpito anche i pro-life/ Conservatori come Camus e come Dante Alighieri/ L’ideologia diversitaria è al servizio del capitale/ Perversioni antifasciste e verità della memoria/ “Bella ciao”, ovvero l’antifascismo puramente strumentale/ L’unità politica dei cattolici non è un relitto del passato/ Patetico Bersani: difende il reddito di cittadinanza che farebbe orrore a Marx/ PD, il partito specializzato nelle crociate contro nemici inesistenti/ Sinistra e fascismo parenti stretti sono/ Polito stai sereno: lo spettro della CL anni ’80 non si aggira per l’Italia/ Non abolite il dolore: abolireste l’umano e la felicità/ Il trans è l’eroe del nuovo millennio che odia le donne/ I “femminicidi”: prodotto di maschi che hanno perduto il maschile/ Il silenzio di vescovi ed ecologisti sulla pillola gratis/ Con il caso Cecchettin il patriarcato non c’entra nulla/ L’autodivinizzazione di Fedez, vittimismo da padroncino del mondo/ L’identità di genere e il fantasma del transumanesimo

Elio Croce. Fratello missionario comboniano

Nell’aula Magna dell’Istituto Tecnico Settore Tecnologico (ITST) di Pordenone “J.F. Kennedy”, è stato presentato, dall’autore Filippo Ciantia, il libro Elio Croce. Fratello missionario comboniano, in collaborazione con il Centro culturale Augusto del Noce. Nativo di Moena, in provincia di Trento, Elio Croce, conquistato dal carisma di Daniele Comboni, decise, giovanissimo, di dedicare la sua vita alla evangelizzazione dell’Africa, secondo il motto del fondatore, ora santo, “Salvare l’Africa con l’Africa”. Appassionato di aspetti tecnici e creativi, preferì la vocazione di fratello coadiutore consacrato, ma laico. Consegui il Diploma nella specializzazione “Industrie metalmeccaniche” nell’anno scolastico 1969-1970 nell’Istituto Tecnico Industriale J.F Kennedy di Pordenone, con ottimi voti. Hanno partecipato alla presentazione della figura dell’illustre ex-allievo dell’Istituto gli studenti delle classi terze, quarte e quinte e i loro professori. Ha moderato il professore di Religione Ennio Rosalen, dopo il benvenuto del Dirigente Prof. Piervincenzo Di Terlizzi,

Elio Croce, nato a Moena (Tn) nel 1946, è deceduto l’11 novembre 2020 a Kampala, a causa del Covid-19. Aveva iniziato la sua missione nel 1971 a Kitgum, in Uganda, lavorando nell’ospedale St. Joseph’s. Sapeva fare di tutto. Costruttore di sale operatorie e reparti, aveva anche promosso la coltivazione del girasole, creando nella missione un vero e proprio oleificio. Poi nel 1985 è stato trasferito a Gulu nel grande ospedale Lacor, sviluppato dai coniugi Lucille e Piero. Qui Elio ha sfidato la guerriglia per vent’anni e ha affrontato un’epidemia di Ebola nel 2000. Testimone di stragi e della cattiveria umana, instancabile nella organizzazione dell’ospedale per far fronte ad ogni emergenza (migliaia di sfollati tutte le notti cercavano sicurezza all’interno delle mura dell’ospedale), non temeva alcun pericolo perché sapeva che la missione del cristiano è trasformare il male in bene. Affrontava di giorno e di notte le piste nella savana per soccorrere malati e feriti. Organizzava la pericolosa opera di misericordia di seppellire i morti di Ebola. Accoglieva e curava i più deboli, soprattutto i bambini orfani e disabili nell’orfanotrofio St Jude, nato grazie alla provvidenza, al suo grande cuore e alle forti braccia, e a tanti amici che non gli mancarono mai

Dopo aver lavorato per oltre quarant’anni negli ospedali, al servizio dei malati e dei poveri, la sua ultima opera è stata una chiesa, grande, bella, piena di dipinti e statue dei santi e dei martiri di queste terre e della missione. Una chiesa per il popolo del quartiere nato attorno all’ospedale, per tutti.

La gente e anche le autorità, quando avevano bisogno, chiamavano lui, perché il buon Dio aveva messo lì un suo servitore, geniale e burbero, sorridente e deciso, coraggioso e amabile, generoso e forte. Dopo la messa del funerale, davanti alla sua tomba, un uomo del “popolo fedele” si è asciugato le lacrime ed ha esclamato: “Se uno dovesse chiedermi come è possibile seguire Cristo oggi, per me la risposta sarebbe facile: seguendo un uomo come Elio.”