La natura della secolarizzazione e la profezia di Pasolini in Salò

Quaderno 6

Che cos’è la secolarizzazione? Per Augusto Del Noce è il «processo verso una situazione in cui si possa dire che Dio è scomparso senza lasciare tracce». Tale processo, sempre secondo Del Noce, ha due fasi: una sacrale, legata alle cosiddette religioni secolari, ovvero al comunismo, al nazismo e al fascismo, e una profana, quella della società opulenta in cui viviamo. Come è noto, negli anni settanta Pier Paolo Pasolini denunciò proprio la mutazione antropologica determinata dalla società del benessere, con una serie di articoli sulla stampa e in particolare con il film Salò o le 120 giornate di Sodoma, l’ultima sua opera cinematografica, in cui viene denunciata in particolare la mercificazione del corpo umano e della sessualità, estrema deriva del processo sopra ricordato, ma anche si prefigura l’attuale deriva omosessualista e genderista.

Mentre Del Noce e Pasolini evidenziavano, sia pur in forme diverse, la disumanizzazione della società, uno dei più grandi educatori del Novecento, Luigi Giussani, in un libro pubblicato nel 1985, domandava con i celebri versi di Eliot: «È la Chiesa che ha abbandonato l’umanità, o è l’umanità/ che ha abbandonato la Chiesa?/ Quando la Chiesa non è più considerata, e neanche/ contrastata e gli uomini hanno dimenticato/ Tutti gli dei, salvo l’Usura, la Lussuria e il Potere». Alla domanda di Eliot, rispondeva l’espressione con cui Cornelio Fabro sintetizza l’idea di uomo che caratterizza la modernità: «Dio, se c’è, non c’entra». «Dio non c’entra con l’uomo concreto, con i suoi interessi, i suoi problemi, ambito in cui l’uomo è misura a se stesso, signore di se stesso, sorgente di immaginazione del progetto e dell’energia concreta per la sua realizzazione, ivi compresa la direttiva etica implicata. Nell’ambito dei problemi umani dunque Dio – se c’è – è come se non fosse. Si realizza così la divisione tra un sacro e un profano, quasi che possa esistere qualcosa che stia al di fuori del “tempio” di Dio che è il cosmo intero».

Si tratta di una sfida antropologica, prima ancora che filosofica e teologica, le cui origini lontane risalgono probabilmente al momento del passaggio dalla concezione medievale a quella moderna, avvenuto durante l’Umanesimo e il Rinascimento. Quale è allora il compito dei cristiani oggi? «Il dovere della Chiesa – ha scritto recentemente il cardinale Scola – consiste soprattutto nel proporre a ogni uomo e a tutta la famiglia umana l’avvenimento di Gesù Cristo, senza entrare in concorrenza o in contenzioso con nessuno, ma dando buona notizia (Evangelo) e rendendo disponibile a tutti un contributo di rigenerazione dell’umano, di cui la storia ha sempre bisogno. Il compito della chiesa in questo tornante di tempo si presenta particolarmente arduo, soprattutto nelle cosiddette “questioni miste”, per usare un’efficace espressione di Jacques Maritain. Quelle cioè in cui talune scelte pratiche mettono in campo termini molto delicati e spesso controversi, i principi stessi (penso a quelli relativi al matrimonio e alla famiglia, alla nascita e alla morte, alla giustizia sociale). L’insegnamento dei vescovi va oltre i confini della Chiesa e, se liberamente assunto, può favorire un utile confronto per tutta la polis, indipendentemente dalle diverse mondo-visioni che la abitano».

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